LE NS ASSISTENZE

  • Assistenza per l’elaborazione del modello 730 e del modello Unico persone fisiche e trasmissione all’Agenzia delle Entrate.
  • Assistenza per il pagamento dell’IMU e TASI.
  • Assistenza predisposizione dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISE/ISEE), lo strumento che consente, sulla base delle effettive condizioni economiche del nucleo familiare, di usufruire di prestazioni sociali agevolate (assegni familiari e di maternità, rette per asili nido, mense scolastiche, case di riposo per anziani, agevolazioni inquilini, agevolazioni per tasse universitarie, servizi socio sanitari domiciliari, ecc). 
  • Aiuto alla compilazione del modello RED, il modello di comunicazione dei dati reddituali richiesto ai pensionati dall’INPS o da altri Enti. 
  • Trasmissione telematica di tutte le tipologie di dichiarazioni fiscali, tra cui la scelta dell’8 per mille.
  • Assistenza e stesura Pratiche di Successione, i nostri consulenti vi condurranno nell’espletamento della pratica, fino alla voltura (trascrizione) presso l’Ufficio del Territorio (Catasto) all’erede.
  • Contratti Locazione: consulenza sulle varie tipologie di contratti di locazione, redazione e registrazione di nuovi contratti, rinnovo e risoluzione di contratti di locazione esistenti, calcolo dell’adeguamento ISTAT annuale.
  • Compilazione modulo per Bonus Energia: sconto applicato alle bollette dell’energia elettrica per 12 mesi con rinnovo annuale.
  • Compilazione modulo per il Bonus Gas: sconto sulle tariffe del gas rivolto alle famiglie a basso reddito.
  • Aiuto alla compilazione del modello EAS per gli Enti e le Associazioni.
  • Fsa (Fondo Sostegno Affitti).
  • Mod. Detra.
  • Dich. per prestazioni assistenziali Inps ICCRI ICLAV.
  • Cartelle esattoriali.
  • Gestione rapporto lavoro domestico.

Diritti inespressi

Potresti avere fino a 300€ in più sulla pensione senza saperlo.Basta fare la richiesta dei “diritti inespressi”.

Si chiamano “diritti inespressi” e sono soldi da aggiungere alla propria pensione che, previo controllo, si possono richiedere all’ INPS.

Si tratta di un controllo e un ricalcolo della pensione che ne potrebbe determinare un aumento fino a 300€, ma per ottenerlo bisogna farne richiesta, e questo molti pensionati non lo sanno. Per questo  i patronati stanno facendo informazione in materia perchè i pensionati vadano a richiedere i “diritti inespressi” previo controllo.

Sono ancora pochi i pensionati che, a causa della scarsa informazione a riguardo, hanno ottenuto i diritti insepressi sulla pensione, riuscendo ad integrarla con assegni mensili fissi che vanno da 50 fino a 300€, e ottenendo inoltre arretrati fino a 5 anni.

A poter godere del ricalcolo della pensione e quindi dei diritti inespressi sarebbero migliaia di pensionati che percepiscono un assegno inferiore a 750 € mensili (uno su tre in Italia), e che finora, ignari di questa procedura, non hanno fatto alcuna domanda all’INPS.

Quindi i diritti inespressi sono somme dovute che non vengono però versate dall’Inps a causa di errori e  calcoli sbagliati, sono agevolazioni sugli assegni previdenziali che non scattano automaticamente, ma bisogna farne richiesta, altrimenti si rinuncerebbe a una cifra significativa sull’ assegno pensionistico che, per molti pensionati al limite della soglia di povertà, potrebbe fare davvero la differenza.

Per ottenere il ricalcolo dell’ assegno pensionistico vi basterà collegarvi al sito http://www.inps.it e accedere alla vostra scheda personale con PIN. Successivamente bisogna accedere alla sezione “cedolino pensione e servizi collegati”, dove troverete tutti i dettagli per fare la domanda in questione.

Coloro che sono meno propensi nell’ utilizzo delle nuove tecnologie possono chiedere maggiori informazioni riguardo i diritti inespressi ad un CAF o recarsi direttamente agli uffici INPS del proprio territorio.

 

Il CAF a casa tua

https://www.facebook.com

 

L’assegno ordinario di invalidità, legge 222/1994

L’assegno ordinario di invalidità, legge 222/1984

L’assegno ordinario di invalidità è una prestazione erogata dall’Inps  a causa di un’invalidità parziale al lavoro.

La domanda va presentata all’ Inps direttamente oppure  tramite uno degli enti di Patronato. La domanda va redatta su apposito modulo disponibile presso le sedi Inps o gli enti di patronato oppure scaricabile dal sito http://www.inps.it corredato da certificazione medica (mod. SS3).

A differenza dell’invalidità civile, la valutazione della riduzione della capacità lavorativa avviene riferendosi alle tabelle INAIL e non alla nuova tabella indicativa delle percentuali di invalidità di cui al d.m. Sanità del 5 febbraio 1995.

Per poter accedere alla prestazione previdenziale dell’assegno ordinario di invalidità occorre, ai sensi dell’art.4 legge 222/1984, che il richiedente:

–           abbia almeno 260 contributi settimanali, pari a 5 anni di assicurazione di qualunque tipo, anche non continuativi, dei quali almeno 156, pari a 3 anni, versati nei cinque anni precedenti la data della  domanda.

–          Abbia un’infermità fisica o mentale, non derivante da causa di servizio, tale da comportare  una riduzione della capacità lavorativa semispecifica a meno di un terzo (67-99%).

L’assegno ordinario è una provvidenza economica temporanea essendo soggetto a controllo triennale da parte della commissione  medica Inps onde verificare la sussistenza del requisito sanitario.

Dopo 9 anni e tre riconoscimenti consecutivi l’assegno viene confermato definitivamente e non è più assoggettato ad alcun controllo periodico triennale.

Pur non essendovi nessun termine di prescrizione o decadenza, la domanda non può essere presentata dopo 2 anni dalla cessazione dell’attività lavorativa poiché verrebbe a mancare il requisito contributivo.

L’importo spettante  viene determinato con il sistema di calcolo:

– retributivo, qualora il lavoratore possa far valere almeno 18 anni di contributi al 31.12.1995;

– misto (una quota calcolata con il sistema retributivo e una quota con il sistema contributivo) se il lavoratore alla data del 31.12.1995 non può far valere 18 anni di contributi;

– contributivo, se il lavoratore ha iniziato l’attività lavorativa dopo il 31.12.1995.

L’assegno ordinario di invalidità, al compimento dell’età pensionabile e in presenza di tutti i requisiti, viene trasformato d’ufficio in pensione di vecchiaia.

L’assegno ordinario di invalidità:

–          Non è cumulabile con l’assegno mensile di invalidità civile;

–         Non è cumulabile con la rendita vitalizia INAIL se l’assegno ordinarioè anch’esso riferibile allo stesso evento che ha originato l’infortunio sul lavoro ovvero alla stessa causa che ha originato la malattia professionale;

–          È compatibile con lo svolgimento di un’attività lavorativa;

–          È cumulabile con i redditi da lavoro:

1. Dipendente: ma l’importo dell’assegno è ridotto al 50% se i redditi da lavoro superano il triplo del trattamento minimo;

2. Autonomo: dal 2001 è cumulabile per l’importo eccedente il trattamento minimo e comunque nel limite del 70%, le trattenute non possono superare il 30% dei redditi di lavoro autonomo;

–         Non è reversibile ai superstiti a cui spetta però la pensione indiretta;

–         è cumulabile (dal 2013) con l’indennità per congedo straordinario di cui all’articolo 42, comma 5, del D.Lgs. n. 151 del 2001, in quanto questa non è configurabile quale reddito da lavoro.

Buste paga, che valore hanno?

Buste paga: che valore hanno?

Buste paga: che valore hanno?

L’AUTORE: 

La busta paga quietanzata è dimostrazione dell’avvenuto pagamento del lavoratore.

L’azienda ti ha consegnato il cedolino; lo hai firmato per ricevuta, come sei solito fare ma, andando a vedere sul conto corrente, non hai trovato il bonifico. Che devi fare in questi casi? Che valore ha la busta paga emessa dal datore di lavoro? Che succede se il dipendente fa causa all’azienda per il mancato pagamento dello stipendio e questa presenta una busta paga quietanzata? Una risposta è stata fornita da una recente sentenza della Cassazione [1]. Ma procediamo con ordine e vediamo che valore hanno le buste paga.

Solo la busta paga quietanzata fa prova dell’avvenuto pagamento dello stipendio; il dipendente ha comunque la possibilità di dimostrare che la firma gli è stata estorta con l’inganno, il ricatto o con violenza o che il pagamento –avvenuto magari con assegno – non è andato a buon fine.

In tutti gli altri casi, la semplice emissione del cedolino non prova il versamento della retribuzione. Anche la semplice firma «per ricevuta» del cedolino non impedisce al dipendente di chiedere un decreto ingiuntivo all’azienda sostenendo di non essere stato pagato; si tratta di una sufficiente prova scritta che consente di recuperare il credito in modo veloce e con una spesa ridotta.

Se però il dipendente fa causa al datore di lavoro sostenendo di non essere stato pagato e quest’ultimo, pur avendo le buste paga quietanzate, dimentica di depositarle in causa, è facoltà del giudice chiedere l’esibizione di detti documenti. È vero che, nel processo civile, in generale, le prove sono un onere delle parti e, se queste omettono di presentarle, non possono più dimostrare i propri diritti; tuttavia, il codice di procedura civile [2], proprio in materia di cause di lavoro, attribuisce al giudice un potere di disporre d’ufficio, in qualsiasi momento, l’ammissione di ogni mezzo di prova, anche fuori dei limiti stabiliti dal codice civile. Ne consegue che «il giudice, qualora reputi insufficienti le prove già acquisite e le risultanze di causa offrano significativi dati d’indagine, non può arrestarsi al rilevo formale del difetto di prova ma deve provvedere d’ufficio agli atti istruttori sollecitati dal materiale probatorio idonei a superare l’incertezza sui fatti in contestazione».

Se il lavoratore intende invece fare causa all’azienda per il mancato pagamento dello stipendio, non è necessario che sia in possesso delle buste paga, sebbene queste potrebbero accelerare il procedimento, consentendogli di chiedere direttamente un decreto ingiuntivo. Senza invece una prova scritta sarà necessario il giudizio ordinario, sicuramente più lungo.

INPS online: Pagine Facebook certificate

INPS, simbolo sulle pagine Facebook ufficiali a garanzia di autenticità rispetto a chi sfrutta il suo logo in maniera impropria per diffondere propri contenuti.

L’INPS corre ai ripari contro chi usa il logo dell’istituto previdenziale per le proprie pagine Facebook: dal 2 ottobre i canali ufficiali dell’INPS su Facebook riportano una spunta grigia che ne attesta l’autenticità. Il badge che appare sulle 4 pagine dell’istituto

  1. INPS per la Famiglia
  2. INPS Credito e Welfare Dipendenti Pubblici
  3. INPS Giovani
  4. INPS per i Lavoratori Migranti

=> INPS su Facebook, occhio ai fake

Nel momento in cui si apre una pagina ufficiale dell’INPS, appare questo nuovo flag (come in figura), che certifica il valore istituzionale dei contenuti.

L’operazione si è resa necessaria dopo il monitoraggio svolto nel 2017, che ha rilevato l’esistenza di circa 50 falsi che utilizzano la denominazione dell’istituto e il logo in maniera impropria. Si tratta di contenuti non riconducibili in alcun modo all’istituto previdenziale e che quindi sono privi di valore informativo.

«Contengono informazioni non vere e diffondono notizie prive di fondamento, le cosiddette bufale», segnala l’istituto previdenziale, sottolineando che spesso è anche «utilizzato un linguaggio violento nei confronti dell’Istituto e delle persone che vi lavorano.

=> INPS: fanpage su Facebook

L’INPS, in maniera continua, monitora tali attività con segnalazioni sia ai gestori di Facebook sia alla Polizia Postale laddove si rinvengano gli estremi di utilizzo e comportamenti non corretti».

Il nuovo badge d’ora in poi appare sempre sulle pagine ufficiali dell’istituto, e assicura che la pagina aperta sia verificata.

Un altro sistema sicuro per navigare sulle pagine Facebook dell’INPS è l’accesso tramite la home page ufficiale dell’istituto, cliccando sul simbolo in alto a destra, accanto alla voce contatti, oppure partendo dalla tendina a centro pagina.

ISEE, nuovo stop dei CAF alle DSU

I CAF minacciano il blocco totale del servizio di compilazione delle DSU finalizzate all’ISEE se l’INPS non assicurerà il pagamento totale per il 2017: i dettagli e le motivazioni.

CAF minacciano l’interruzione del servizio di elaborazione delle Dichiarazioni Sostitutive Uniche (DSU) necessarie ai fini dell’eleaborazione dell’ISEE (Indicatore Situazione Economica Equivalente) se l’INPS non pagherà per le dichiarazioni già elaborate e per quelle da elaborare fino a fine anno.

Ad annunciare l’imminente blocco totale del servizio in una lettera inviata al presidente INPS, Tito Boeri, è la Consulta dei CAF, la quale ha deciso all’unanimità che “al raggiungimento delle 5,1 milioni di DSU inviate all’Istituto, comunicheranno all’INPS, via PEC, la risoluzione della convenzione”, a meno che l’INPS non assicuri il pagamento di tutte le DSU elaborate e trasmesse nel corso di tutto il 2017.

Massimo Bagnoli e Mauro Soldini, coordinatori della Consulta Nazionale dei CAF, spiegano:

“Tra pochi giorni tutti i CAF italiani potrebbero sospendere il servizio della compilazione delle dichiarazioni per l’ISEE, se non verrà assicurato il pagamento di tutte le DSU elaborate e trasmesse dai CAF all’Istituto nel corso del 2017. Poiché, dalle nostre valutazioni, supereremo il numero delle dichiarazioni stabilito con l’INPS, non possiamo assumercene il costo essendo un servizio gratuito per il cittadino”.

“Fino ad oggi ci sono state proposte delle soluzioni immaginifiche – proseguono Bagnoli e Soldini – che allontanano il superamento del problema. Siamo l’unico insieme di strutture diffuse su tutto il territorio nazionale, apprezzati e competenti. Siamo conosciuti e le nostre sedi hanno un rapporto oramai personalizzato con i cittadini: non può essere un problema di risorse a bloccare un servizio così importante”.

I due Coordinatori nazionali dei CAF concludono quindi affermando:

“Non vogliamo deludere i cittadini che, prima di essere degli utenti, sono persone. Hanno bisogno, proprio per questo genere di servizi, di molta discrezione e di qualcuno di cui fidarsi e con il quale hanno già un rapporto di conoscenza e di rispetto. Cosa sarà quando, a dicembre, centinaia di migliaia di famiglie, le meno abbienti, potranno presentare la domanda per il reddito d’inclusione per il quale è, ovviamente, prevista la dichiarazione ISEE? A chi si rivolgeranno?”

La parola ora passa all’INPS.

https://www.consultacaf.it/i-caf-allinps-scongiurare-rischio-interruzione-del-servizio-isee-comunicato-stampa/

Partite IVA senza riscatto contributi

I contributi versati alla gestione separata INPS prima del 1996 possono essere riscattati fino a un massimo di cinque anni solo per rapporti di lavoro co.co.co: come funziona.

Professionisti e lavoratori autonomi possono riscattare eventuali contributi versati alla gestione separata prima del 1996, ma con una serie di paletti precisi: questa possibilità è prevista solo per periodi di lavoro parasubordinato, non per prestazioni professionali autonome. Si tratta di uno strumento da tener presente, perché consente appunto alle partite IVA di riscattare anni di contribuzione utili a maturare la pensione, o anche ad agganciare nuovi strumenti di flessibilità in uscita come l’APE. Vediamo esattamente come funziona il riscatto contributi gestione separata versati prima del 1996. Il riferimento legislativo è l’articolo 51, comma 2, della legge 488/1999.

=> Autonomi in gestione separata, le nuove tutele

Si tratta di un riscatto contributi a titolo oneroso, quindi sarà l’assicurato a dover versare l’onere da riscatto che viene quantificato dall’INPS nel momento in cui accoglie la domanda: il costo dell’operazione viene determinato applicando l’aliquota contributiva alla data di presentazione della domanda, quindi in pratica bisognerà versare la differenza rispetto a quanto pagato nel periodo oggetto di riscatto. La norma prevede che si possano riscattare al massimo cinque anni di contributi in gestione separata versati prima del 1996. Quindi, se il professionista a partita IVA ha versato contributi per un numero maggiore di annualità, non potrà riscattarli tutti.

=> Aliquote contributive in gestione separata

Attenzione: sia la legge, sia il provvedimento attuativo (decreto interministeriale 2 ottobre 2001), prevedono che si possano riscattare solo contributi relativi a periodi in cui il professionista ha lavorato con rapporti di collaborazione coordinata e continuativa. Significa che non si può applicare questa possibilità di riscatto a eventuali contributi versati nell’esercizio dell’attività professionale autonoma, è necessario appunto che ci fosse un rapporto di lavoro parasubordinato. L’attività deve risultare da idonea documentazione, producendo atti con data certa. Nel caso in cui i documenti attestino il rapporto di lavoro da co.co.co ma non la sua durata, l’anzianità contributiva è attribuita in base ai contributi versati: se sono superiori al reddito minimo previsto per gli iscritti alla gestione separata, si può riscattare l’intero anno, se invece l’importo è inferiore l’INPS effettuerà il calcolo in proporzione ai contributi versati.

Altra regola: il periodo a cui si riferisce l’esercizio del riscatto non deve essere coperto da altra contribuzione. La facoltà di riscatto può essere esercitata in qualsiasi momento, sia dall’iscritto sia, eventualmente, dai superstiti. La domanda si presenta all’INPS, che con il provvedimento di accoglimento dettaglia le modalità da seguire per il pagamento e i termini per il versamento

Pensioni 2017 news: Quota 100 che non escluda la Quota 41, ecco le richieste dei precoci

August 6, 2017, 7:49 am

Pensioni 2017 news: Quota 100 che non escluda la Quota 41, ecco le richieste dei precoci

La proposta di pensionamento anticipato con la cosiddetta Quota 100, che si otterrebbe sommando gli anni di contributi versati e l’età anagrafica, già portata avanti dal presidente della Commissione Lavoro, Cesare Damiano, nel suo disegno di legge 857, presentato nel 2015, nei giorni scorsi è stato rilanciato dalla Confsal, una confederazione di sindacati autonomi, che ha lanciato: “Una raccolta firme in sostegno del disegno di legge contenente anche il suo ritorno”. A giudizio di questa confederazione sindacale la Quota 100 rappresenta: “Un perfetto equilibrio tra tutte le varie opzioni in fatto di pensione anticipata”.

LEGGI TUTTO SULLA RIFORMA DELLE PENSIONI 2017!

Pensioni 2017 news: Quota 100 che non escluda la Quota 41, ecco le richieste dei precoci

Con questa soluzione si potrebbe efficacemente affrontare il nodo di un sistema pensionistico più flessibile sul versante dell’uscita dal lavoro e ad esempio i lavoratori che hanno compiuto 62 anni di età e versato 38 anni di contributi o 63 e 37 o ancora 64 e 36 potrebbero ottenere il pensionamento anticipato. Tuttavia su questa proposta non tutti concordano, a partire dai lavoratori precoci, cioè quei lavoratori che hanno cominciato a lavorare in giovanissima età e già intorno ai 60 anni hanno carriere lavorative quarantennali o più e da tempo reclamano con forza la Quota 41, cioè la possibilità di ottenere la pensione anticipata dopo il versamento di 41 anni di contributi senza alcun limite di età anagrafica. Nella scorsa legge di Stabilità la Quota 41 è stata concessa solo a una limitata parte della platea dei precoci che erano in possesso di alcuni requisiti per cui rientravano in alcuni specifici profili di tutela, con ciò lasciando scontenti una fetta abbastanza significativa dell’intera platea dei lavoratori precoci.

Pensioni 2017 news: Quota 100 che non escluda la Quota 41, ecco le richieste dei precoci

Ora con questa proposta della Quota 100, se non viene inclusa la possibilità del pensionamento anticipato con la Quota 41 senza limiti di età anagrafica, si ottiene il concreto rischio che una gran parte di lavoratori precoci dovrebbero andare in pensione anche dopo 43, 44 o addirittura 45 anni di lavoro. Sulla pagina Facebook del gruppo “Lavoratori uniti a tutela dei propri diritti” uno di loro ha scritto: “In queste ultime ore si parla tanto di quota 100 e c’è chi favorevole e chi invece contrario visto le diverse situazioni contributive. lo credo che una soluzione che metta tutti d’accordo sia quota 100 per chi ha iniziato a lavorare dopo i 20 anni: 40+60=100. Mentre per i precoci ,cioè tutti quelli che hanno iniziato prima dei 19 anni, Quota 41 senza limite d’età. Perché se la quota 100 dovrebbe valere per tutti, chi si ritroverebbe ancora una volta penalizzato sarà chi è entrato nel mondo del lavoro più giovane di altri”.

L’articolo Pensioni 2017 news: Quota 100 che non escluda la Quota 41, ecco le richieste dei precoci sembra essere il primo su UrbanPost.

Accertamento invalidità, indennità di accompagnamento e legge 104, per i pazienti affetti da Fibrosi Cistica

August 9, 2017, 3:55 am

Accertamento invalidità, indennità di accompagnamento e legge 104, per i pazienti affetti da Fibrosi Cistica, l’INPS ha pubblicato le nuove linee guida per la valutazione medica.

Accertamento invalidità, l’INPS fornisce le nuove linee guida, ecco cosa cambia

Riportiamo in breve le linee guida sulla valutazione medica per i pazienti affetti da Fibrosi Cistica.

Fibrosi Cistica

La Fibrosi Cistica è la più frequente tra le malattie genetiche. Per l’esordio in età pediatrica, la caratteristica compromissione multiorgano ad andamento evolutivo, la sintomatologia variabile ed ingravescente, la prognosi sfavorevole, con aspettativa di vita media pari a 40 anni, è considerata, a norma di legge (art.1 della Legge 548/93 “Disposizioni per la prevenzione e cura della fibrosi cistica”), “malattia di alto interesse sociale” che impegna la collettività ad “agevolare l’inserimento sociale, scolastico, lavorativo e sportivo” dei pazienti che ne sono affetti.

Come patologia multisistemica, cronica, evolutiva e ancora oggi non guaribile, la Fibrosi Cistica presuppone di necessità la presa in carico globale del paziente presso centri di riferimento di alta specializzazione in grado di seguirlo dalla diagnosi e per tutta la vita con cure personalizzate che impegnano il paziente e la sua famiglia quotidianamente anche negli stadi iniziali della malattia, allorché particolarmente netto è il contrasto tra lo stato apparente del paziente e la reale compromissione della sua qualità di vita.

Accertamento invalidità e valutazione medica

La valutazione medico legale dei pazienti con Fibrosi Cistica, a prescindere dall’età e dalla variante genetica della patologia, non può risolversi in un mero calcolo algebrico basato sul solo apprezzamento, per quanto corretto e completo, dei parametri morfologici (peso ,altezza) funzionali (PFR) e strumentali(Rx,Tc,etc..).

In tutti i casi, infatti, occorrerà tener conto dell’inevitabile compromissione globale della qualità di vita e delle ripercussioni psico-relazionali che la malattia comporta anche quando il paziente risulti all’esame clinico in condizioni apparenti del tutto simili a quelle dei propri coetanei e l’anamnesi induca a pensare ad una sufficiente perfomance scolastica o lavorativa. In sostanza, nelle valutazioni “tabellari” e soprattutto “non tabellari” (a fini di indennità di frequenza, indennità di accompagnamento, handicap) occorre comunque tener ben presente che la fibrosi cistica:

è una malattia complessa, che interessa molti organi ed apparati ed influisce, con i suoi sintomi e le terapie necessarie a contrastarli, su numerose attività quotidiane della vita del paziente;

è una malattia cronica e non guaribile gravata da un considerevole peso psicologico e sociale; – ha un impatto psicopatologico importante in ogni fascia d’età: per dinamiche di iperprotezione da parte della famiglia, per carenze affettive da ripetute ospedalizzazioni, per lo sviluppo di sentimenti di autosvalutazione, idee depressive, pensieri di morte e isolamento dal contesto sociale e dall’ambito familiare;

è una malattia degenerativa, che tende invariabilmente a peggiorare e che abbrevia la durata della vita, influenzando in modo determinante le scelte più importanti di chi ne soffre (studi, matrimonio, lavoro, procreazione);

nonostante la sopravvivenza negli ultimi anni sia molto migliorata e la gran parte dei pazienti raggiunga l’età adulta, ha decorso estremamente imprevedibile e talora improvviso;

comporta un impegno notevole per il paziente e la sua famiglia e necessita di un elevato livello di attività assistenziale in larga misura indipendente dalla fase evolutiva della patologia;

la gravità della malattia, sin dal momento della diagnosi richiede un approccio terapeutico-riabilitativo multidisciplinare continuativo, attuato tutti i giorni per più ore al giorno, da effettuarsi per tutto l’arco di vita del paziente.

in caso di aggravamento, anche minimo, l’impegno terapeutico aumenta vertiginosamente sia in termini di tempo dedicato alla terapia ( aerosol, fisioterapia respiratoria) che per ciò che riguarda l’assunzione di farmaci e il ricorso a ricoveri ospedalieri;

la particolare caratteristica di malattia a carattere progressivo fa sì che fin dalla nascita il paziente affetto da Fibrosi Cistica, qualunque sia la forma clinica, necessiti di un follow-up diagnostico estremamente individualizzato e teso al precoce riconoscimento (soprattutto in epoca presintomatica) delle innumerevoli complicanze della malattia che indipendentemente dal genotipo, incidono pesantemente sul decorso clinico e possono risultare potenzialmente letali;

particolare attenzione va posta nel follow-up terapeutico che deve essere continuamente aggiornato e verificato.

I permessi della legge 104 fanno maturare le ferie: sentenza della Corte di Cassazione

Il lavoratore che usufruisce dei permessi di cui alla legge numero 104 del 1992 per l’assistenza di un familiare disabile non può essere penalizzato nel conteggio delle ferie: la decurtazione di giorni di riposo in conseguenza di tali permessi, infatti, è illegittima.

La Corte di Cassazione con la sentenza numero 14187/2017 del 7 giugno ha confermato tale disposizione, la sentenza era già stata inflitta dalla Corte d’appello ad un datore di lavoro, che dovrà ora riaccreditare i 4 giorni di ferie indebitamente sottratti al suo dipendente.

L’articolo 36 della Costituzione, del resto, nel sancire il diritto alle ferie garantisce che il lavoratore si riposi dall’attività lavorativa svolta e per i giudici il riposo si rende necessario anche a fronte dell’assistenza di un invalido, essendo quest’ultima un’attività dalla quale deriva comunque un forte dispendio di risorse fisiche e psichiche.

La Corte ha inoltre ricordato che i permessi per l’assistenza ai portatori di handicap si poggiano sia sulla normativa costituzionale interna, sia sulla Direttiva 2000/78/CE e sulla convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.

Secondo la Convenzione ONU il sostegno e la protezione va fornito non solo ai disabili ma anche alle loro famiglie, la cui situazione economica non può essere aggravata dall’utilizzo del permesso, sarebbe quindi un disincentivo al suo utilizzo.

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BONUS LUCE E GAS

 

La legge prevede alcune agevolazioni per le famiglie con reddito limitato: tra queste, sconti sulle bollette di luce e gas.

Purtroppo in Italia il numero delle famiglie povere è in costante aumento. L’ordinamento italiano, per far fronte a questa situazione, concede alcuni benefici a chi non raggiunge determinate soglie di reddito. Tra queste agevolazioni rientrano quelle che consentono di ottenere uno sconto sulle bollette di luce e gas. Vediamo cosa fare per ottenere il bonus luce e gas.

Requisiti

Per ottenere il bonus luce e gas, la famiglia richiedente deve possedere un reddito Isee non superiore a 8.107,50 euro o, per le famiglie con più di tre figli a carico, non superiore a 20.000,00 euro. I requisiti sono unici: pertanto, chi ne è in possesso potrà chiedere lo sconto tanto sulla fornitura elettrica che su quella del gas. Il bonus luce, inoltre, può essere richiesto anche da chi è affetto da seria patologia o dalle famiglie presso le quali viva un soggetto gravemente malato, costretto ad utilizzare apparecchiature mediche elettriche che gli sono necessarie per vivere.

Bonus: in cosa consiste

Il bonus luce e gas consiste in un vero è proprio sconto sulla bolletta; la riduzione è proporzionata al numero dei componenti del nucleo familiare: nel caso della corrente elettrica, ad esempio, per una famiglia composta da oltre quattro persone il bonus è pari a 165 euro annui mentre, se è composta da soltanto uno o due membri, è di 112 euro. Lo sconto è concesso con riferimento ad un livello di consumo di energia elettrica medio, cioè consueto a quello di una famiglia ordinaria. La riduzione viene applicata mensilmente, su ogni bolletta.

Come ottenere l’agevolazione

La domanda per ottenere il bonus luce e gas va presentata presso il Comune di residenza o presso un altro ente designato dal Comune (in genere i Caf) utilizzando gli appositi moduli che si trovano sul sito dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas. E’ possibile utilizzare un unico modulo (Modulo A, anch’esso rintracciabile sul sito dell’Autorità) per richiedere sia il bonus elettrico che quello del gas. Per presentare la domanda occorrono inoltre: un documento di identità; la dichiarazione ISEE; il numero di codice Pod (che serve a identificare il punto fisico in cui l’energia viene consegnata dal fornitore e prelevata dal cliente finale) per la fornitura elettrica o il codice Pdr (che assolve alla stessa funzione del Pod) per la fornitura di gas. I codici Pod e Pdr si evincono facilmente da un’attenta lettura della propria bolletta.

Durata

Il bonus luce e gas ha una validità di 12 mesi; al termine di tale periodo, per ottenere un nuovo sconto, sarà necessario rinnovare la richiesta di ammissione presentando nuova domanda, la quale sarà accolta se soddisferà i requisiti sopra indicati (quello reddituale è aggiornato ogni anno). Se le condizioni per l’accesso al beneficio mutano durante i 12 mesi di agevolazione (ad esempio, v’è una modifica del numero dei componenti della famiglia o della situazione reddituale), queste potranno rilevare solamente al momento del rinnovo della domanda di ammissione al bonus; in altre parole, non intaccano l’agevolazione in corso. Solo il mutamento di residenza rileva immediatamente: in questo caso, il beneficiario dovrà recarsi presso il nuovo Comune di residenza presentando l’apposito modulo di variazione. Il bonus viene così trasferito intatto sul nuovo contratto di fornitura elettrica fino alla sua originaria scadenza.

IN PRATICA :

Le agevolazioni sulle forniture di luce e gas possono essere richieste da tutte le famiglie con un reddito Isee non superiore a 8.107,50 euro o, se famiglie con più di tre figli a carico, non superiore a 20.000,00 euro. Lo sconto è applicato mensilmente su ogni bolletta.

Chi siamo

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Siamo un CAF INDIPENDENTE che gestisce ogni richiesta del cittadino in termini fiscali e patronali.

Non siamo collegati a nessun partito politico.

Siamo collegati a tutti i portali istituzionali (INPS-INAIL-Agenzia delle Entrate-Agenzia del Territorio e delle riscossioni) e pertanto siamo totalmente in grado di assolvere e gestire tutte le pratiche più diffuse.

Lavoriamo anche su appuntamento per gestire al meglio il tempo dei nostri assistiti.

 NOVITA’

*  Da gennaio 2020, terremo anche contabilità private e a partite iva, con invio telematico dei moduli fiscali

 Fabrizio Fracassi  Responsabile uffici

fabrizio.f@monselicecaf.it

   Francesca Rossetto      Operatrice

francesca.r@monselicecaf.it

  Giovanni Agostini   Consulente colf & badanti